Il futuro della sicurezza informatica nelle mani dei Millennials

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I nati compresi tra il 1980 e il 2000, definiti “Millennials”, stanno maturando esperienze professionali che li porteranno presto a sostituire i propri genitori al timone di tutti i settori lavorativi.

Ciò nonostante, la situazione nel campo della cyber security è un po’ diversa in quanto entro il 2022 sarà prevista una diminuzione di circa 1,8 milioni di posti di lavoro, che porterà i Millenials ad essere eccessivamente superiori rispetto alla richiesta di forza lavoro. Questo fenomeno potrebbe generare uno stravolgimento del settore così come lo conosciamo ora, con delle conseguenze che per noi sono ancora in parte sconosciute ma che non appaiono del tutto negative.

Soffermandoci innanzitutto sulla situazione attuale, è necessario evidenziare la presenza di un grande gap di competenze nella sicurezza informatica, dovuto sia alla crescente domanda causata dall’aumento dei cyber crimini, sia alla mancanza di nuovi professionisti tecnici.

In questo panorama, tanti professionisti esperti di sicurezza stanno raggiungendo l’età pensionabile, mentre molti degli studenti di oggi trovano più appetibile creare la tecnologia del futuro piuttosto che proteggere quella attuale, come storicamente facevano le precedenti generazioni di addetti ai lavori.

Al contempo, gli attacchi informatici che ormai avvengono sempre più su scala globale evidenziano quanto sia importante la sicurezza delle informazioni e come dovrebbe aumentare l’impegno profuso per trovare le soluzioni migliori necessarie a difendere gli attuali sistemi da queste azioni criminali.

Un potenziale inespresso

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Da un punto di vista professionale, numerosi studi evidenziano come il vuoto lasciato dai futuri pensionati verrà colmato da una forza lavoro nella sicurezza informatica molto più diversificata rispetto a quella odierna. Questo avverrà in primis dal punto di vista della provenienza: infatti il 78% dei baby boomer (i nati tra il 1945 e il 1964) attualmente impegnati nel settore è di origine caucasica, viceversa per i Millennials questa percentuale scende addirittura al 65%.

L’introduzione di giovani leve potrebbe anche aiutare a bilanciare la tendenza sul genere, considerato che fino al 2015 le donne hanno occupato solo una posizione su 10 nel campo della sicurezza informatica ma che queste già oggi rappresentano attualmente più della metà della popolazione e dell’attuale forza lavoro.

A fronte di questi dati, occorre sbloccare i talenti e incoraggiare le persone di tutti gli ambiti professionali a considerare la sicurezza dell’informatica come un percorso lavorativo concreto e un mezzo per aiutare il tasso di occupazione a compensare quello di pensionamento.

A supporto di quanto detto ci sono diverse statistiche che dimostrano come la domanda di professionisti della cyber security sta crescendo tre volte e mezzo più velocemente rispetto al mercato delle professioni IT e dodici volte in più in relazione al mercato generale del lavoro.

Tuttavia, accade molto spesso che ai giovani non vengano nemmeno menzionate le possibilità di una carriera nella sicurezza informatica, sia da parte degli insegnanti che dai consulenti del lavoro. Questo atteggiamento costituisce, perciò, un freno deciso alla sviluppo e all’ampliamento di un ambito lavorativo che sarebbe potenzialmente molto proficuo per i più giovani e non.

Diversi rispetto alle generazioni passate

Per sostenere l’entrata e lo sviluppo dei Millennials all’interno del settore relativo alla sicurezza informatica sarebbe necessario anche considerare le attitudini e le peculiarità che li rendono i perfetti rappresentanti della loro epoca. Questa generazione, infatti, non costituisce soltanto una  forza lavoro diversificata, ma appare anche più aperta al cambiamento e positiva rispetto alle precedenti.

Difatti, gran parte dei Millennials risulta generalmente più ottimista riguardo la ripresa della società in cui sono cresciuti rispetto ai più scettici “Boomers” e, d’altra parte, si mostra sempre più propensa a cambiare volontariamente il proprio tipo di lavoro, non a causa della scarsa soddisfazione dell’impiego ma in base alla volontà di ottenere maggiori vantaggi professionali.

Pertanto, molti giovani sono impegnati in programmi di formazione, in processi di affiancamento tra impiegati esperti e i neoassunti e in modalità di occupazione flessibile; elementi dai quali si deduce che anche i datori di lavoro sono consapevoli del divario delle competenze e offrono giustamente delle possibilità per attirare i lavoratori di questa fascia di età.

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L’essere “positivamente diversi” da parte dei giovani costituisce quindi un fattore da non trascurare nel mondo lavorativo, anche perché questo valore non risulta esclusivamente dettato dalla loro giovane età ma è attribuibile a delle caratteristiche oggettive presenti nelle nuove generazioni.

Da un punto di vista del guadagno, invece, è emerso che i Millennials preferiscono posti di lavoro ben pagati, qualificati e diversi in aziende in cui credono davvero: elementi dai quali si deduce che la remunerazione e l’integrità sono fattori determinanti nella scelta del loro futuro professionale.

In base a quanto esaminato non è ancora del tutto chiaro quale sarà l’avvenire lavorativo nel campo  della sicurezza informatica. La tendenza certa, però, è che una percentuale più ampia dei giovani adulti considera appetibile una carriera nella cyber security rispetto anche a pochi anni fa.

E così, seppure sia acclarata l’esistenza di un significativo gap nelle competenze, l’entusiasmo e l’interesse per questo ambito in continua crescita sono in deciso aumento e necessitano di maggiori incentivi.

Qual è la tua opinione a riguardo? Lavori già o conosci qualcuno che opera nella cyber security? Ritieni che ci sarà un effettivo progresso in questo ambito o che il gap di competenze sia incolmabile?

Dicci la tua nella spazio sottostante dedicato ai commenti e seguici per il prossimo articolo del blog di Ethical Hacking!

 

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